Feb 23, 2019

Per un giudizio politico e culturale su cosa sia il bene comune

Questa volta non parlo di bitcoin…

Roberto Formigoni

Un ventennio di governo è misura pericolosa non solo per Mussolini, ma anche per Roberto Formigoni, perché il potere corrompe, lentamente ma inesorabilmente, incrostando sintonie che diventano connivenze e ruoli che diventano privilegi. Per questo l’alternanza è decisiva in politica. Per di più, erano evidenti nell’ultimo Formigoni preoccupanti segnali di involuzione narcisistica e senescente, sia nello stile mondano che nell’intelligenza politica.

Inoltre, se il diritto è sempre solo una approssimazione imperfetta della giustizia, in Italia questa evidenza è continuamente aggravata da strumentalizzazioni e disprezzo per la verità. Ad esempio, si fatica a rintracciare il concetto di responsabilità personale in decisioni approvate da Consiglio e Giunta Regionale, nonché l’applicabilità retroattiva di norme come il decreto spazza-corrotti.

Chiarite queste due premesse, occorrerà però sollevare la voce per rivendicare un giudizio politico e culturale su cosa sia il bene comune. Formigoni ha creato in Lombardia il più efficiente sistema sanitario d’Italia, senza deficit per le casse pubbliche: se nel farlo è stato davvero in grado di “dirottare” pure 6 milioni per sé (soldi non trovati) e 61 verso amici… ad un manager di capacità così straordinaria dobbiamo fare una statua in piazza Duomo, altro che mandarlo in carcere. Il disprezzo meglio riservarlo a quei politici inetti e demagogici (onesti, idioti o furfanti che siano) che intossicano la scena politica italiana e dilapidano le risorse pubbliche. Io ho visto mia madre spegnersi assistita dalla sanità pubblica lombarda e mia suocera spegnersi assistita dalla sanità pubblica calabrese: tanto basta a sigillare un giudizio chiaro ed inappellabile.

Sulla vicenda in sé non saprei dire meglio di Vittorio Feltri (https://www.tempi.it/feltri-formigoni-in-carcere-senza-prove/) e Piero Sansonetti (https://www.youtube.com/watch?v=yTcr-QRGWJU), ma vorrei aggiungere due riflessioni a quelle di Giovanni Sallusti (https://www.nicolaporro.it/ad-avercene-di-governatori-come-formigoni/).

Formigoni ha il ruolo storico di aver fatto capire in Italia che pubblico non vuol dire necessariamente statale, unico esempio rilevante di sussidiarietà cattolica e di neoliberismo intelligente. Capisco il fascino della retorica giustizialista, giacobina e pauperista, dell’idolatria verso lo Stato fonte e garante di diritti e benessere (non è questo il momento di chiarirne gli equivoci drammatici), ma mi rammarico che nemmeno di fronte al miglioramento concreto e misurabile della propria vita quotidiana l’opinione pubblica riesca a maturare un giudizio chiaro.

Formigoni sconterà la sua pena (speriamo giusta, o almeno aggiustata secondo diritto…): sono le regole del gioco a cui ha scelto di giocare, perdendo questa ultima partita. Sono certo saprà trovare ragioni e significato per affrontare questa esperienza. Ma a noi compete un giudizio “non giudiziario”, ineludibile, su cosa sia il bene comune e come vada perseguito ed aiutato. Non difendere ad alta voce la sostanza dell’esperienza formigoniana, questa è mancanza di carità verso il prossimo, è mancanza di amore alla verità.

Per uno come me, troppo ciellino per tanti, ma troppo poco per essere allineato, il caso Formigoni è anche l’ennesima dolorosa constatazione dell’involuzione intimista, socialista e bergogliana del cattolicesimo italiano e di CL. Nessuno tenta più un giudizio sul bene comune che non sia la riproposizione ignorante e politicamente corretta di luoghi comuni come dialogo, accoglienza, ambiente, onestà, lotta alle diseguaglianze. Viva la diseguaglianza tra Lombardia e resto d’Italia, viva la disonestà di Roberto Formigoni, viva la sussidiarietà della dottrina sociale, viva la mano invisibile paleo-liberista di Adam Smith, viva il desiderio che muove il cuore dell’uomo, viva la responsabilità personale, viva la Rule-of-Law, viva la fede, la speranza e la carità. Voi tenetevi pure i vostri rosari in sagrestia, i vostri comunicati tentennanti e smarriti, il vostro volontariato da ONG.